INTERVISTA A COLDIRETTI

 

L’impatto di COVID-19 su un territorio come quello di Saluzzo si estende ben oltre il periodo di quarantena che ha costretto tutti noi a una lunga pausa questa primavera.

Il lavoro agricolo ha dei ritmi scanditi dalla natura e dalla produzione, che coinvolge migliaia di lavoratori e produce un indotto economico e sociale importante per l’Italia.

Per il territorio di Saluzzo si parla di una superficie coltivata di 12.000 ettari che comprende oltre 4.500 aziende attive. I raccoglitori di frutta in provincia di Cuneo sono oltre 11 mila e il loro lavoro è indispensabile per il comparto della frutta che, senza il contributo di migliaia di lavoratori stranieri, sarebbe a rischio.

Abbiamo avuto modo di parlare della situazione con tre responsabili di Coldiretti che ci hanno illustrato la situazione dal punto di vista dei coltivatori: abbiamo parlato con loro del ruolo dei lavoratori migranti stagionali nel corso degli anni e di come si stanno preparando ad affrontare la stagione della raccolta 2020.

Roberto Moncalvo – Delegato Confederale Coldiretti Cuneo

Mario Dotto – Segretario Zona Coldiretti Saluzzo

Fabiano Porcu – Direttore Coldiretti Cuneo


 

Ci potreste raccontare qual è e come si è evoluta nel tempo la posizione di Coldiretti nei confronti dei lavori stagionali migranti che ogni anno arrivano nel territorio piemontese per raccogliere la frutta nei mesi estivi?

 Roberto Moncalvo
Il 70% degli stagionali trovano ospitalità nelle aziende agricole, pur senza alcun obbligo legislativo. Oltretutto, gli agricoltori hanno sempre offerto strutture di ospitalità in muratura, in condizioni sostanzialmente migliori rispetto a coloro che trovano assistenza presso il PAS – il percorso di accoglienza temporanea messo in piedi dal Comune di Saluzzo.
Dal 2013 al 2019 i campi allestiti da Coldiretti nel saluzzese hanno accolto circa 700 braccianti di origine africana, tutti provvisti di regolare contratto di lavoro.  Oltre al Comune di Saluzzo siamo l’unica realtà ad avere realizzato dei campi di accoglienza sul territorio.

 

 Mario Dotto
Storie di accoglienza totale. A me fa male sentire o leggere notizie qualunquiste che paragonano Saluzzo alla stregua di altre realtà in Italia. Qui l’accoglienza e l’ospitalità dei lavoratori non la scopriamo oggi.

Nel corso di 4 decadi la raccolta della frutta a Saluzzo ha coinvolto prima gli abitanti delle valli circostanti, a partire da Val Chisone e Val Varaita, poi sono arrivate le persone provenienti dal Sud Italia, poi, dagli anni ’90 lavoratori provenienti dall’Est Europa. Negli ultimi tempi sono arrivati lavoratori che provengono da varie parti dell’Africa.


 

E passando dal pre-COVID alla situazione scaturita a seguito dell’emergenza sanitaria?

 Fabiano Porcu
È ormai parte del dibattito politico il fatto che c’è da affrontare il problema della carenza di manodopera su tutto il territorio piemontese, a partire dal territorio di Saluzzo ma anche ad Alba o Asti o nella provincia di Torino stessa.

Le prospettive non sono ottimali: mettere d’accordo emergenza economica e salute pubblica non è per niente semplice.

 

 Roberto Moncalvo
Viene intaccata la capacità di ospitare i lavoratori agricoli stagionali, coi propri mezzi o appoggiandosi alle strutture messe a disposizione nell’accoglienza diffusa dei Comuni (ndr. La rete comprende i Comuni di Saluzzo, Lagnasco, Costigliole e Verzuolo).


 

Quali istanze sono le più urgenti per Coldiretti?

 Roberto Moncalvo
La parte di ospitalità dovrà richiedere molto più sforzo organizzativo e molti più costi. Bisogna trovare una soluzione ragionevole e umana per l’ospitalità: per molte aziende agricole non sarà più possibile ospitare i lavoratori ottemperando alle normative in materia di sicurezza sanitaria. Il primo tema per noi quindi è aiutare le aziende che finora si sono fatte carico dell’ospitalità dei dipendenti.


 

Seguendo questo ragionamento, e tenendo conto dell’intenzione del Sindaco di Saluzzo Mauro Calderoni di non riaprire il PAS, sembra che quest’anno si dovrà trovare sistemazione a ben più di mille persone come invece capita abitualmente nel corso della stagione. Come sarà possibile quindi riorganizzare il sistema di accoglienza?

 Roberto Moncalvo
Le indicazioni finora pervenute dall’amministrazione comunale di Saluzzo raccontano della volontà di chiusura del PAS, e nel tavolo di confronto avanzano l’idea di un’ulteriore accoglienza diffusa ma ad oggi (ndr. Intervista effettuata il 29 aprile 2020) l’unica proposta concreta è quella di cercare di coinvolgere tutte le istituzioni che finora, pur avvantaggiandosi della presenza dei lavoratori stagionali, non hanno contribuito direttamente alla loro ospitalità.

Coldiretti si occupa del tema di Saluzzo dal 2013, prima di qualsiasi intervento amministrativo e molto prima del tavolo del Sindaco, le aziende agricole del settore hanno sempre dimostrato di muoversi in maniera tempestiva e spesso prima delle amministrazioni.
Sono due le modalità che possono aiutare concretamente i produttori in questo momento.
In primo luogo, allargare l’utilizzo della Legge Regionale Alemanno 12/2016, che prevede contributi pubblici ai comuni per strutture ricettive in situazioni di emergenza. Abbiamo fatto richiesta alla regione per avere più risorse per noleggiare moduli abitativi (ndr. La Regione Piemonte ha già provveduto a stanziare una cifra pari a 97 mila euro su tale base, prevede di erogarne ancora).
Quindi attivare FESR – Fondi strutturali dell’Unione europea dedicati ad ospitalità dei lavoratori stagionali – in modo tale da aiutare chi era autosufficiente e ora non lo è più, oppure per chi autosufficiente non lo è mai stato.
Rimane però il tema di emergenza sociale per i braccianti che arriveranno senza contratto di lavoro.


 

Non è possibile tralasciare il tema della valorizzazione economica del prodotto agricolo

  Fabiano Porcu
In questo momento bisogna porre l’accento su due problematiche dell’azienda agricola, tali per cui già si avverte una crescita esponenziale del costo del personale e i motivi li abbiamo già citati prima: c’è minore possibilità di ospitare “in casa” il personale e soprattutto bisogna reperire e formare questo personale.

 

 Mario Dotto
L’aumento dei numeri dei lavoratori stranieri sul territorio è direttamente proporzionale alla quantità di ettari di terreno coltivati, che è aumentato nel corso degli ultimi anni. Ma questo è anche un problema di fatturato: 10 anni fa la stessa azienda guadagnava mediamente il 50% più rispetto a quanto guadagna adesso in proporzione all’estensione territoriale Può sembrare un discorso a parte invece è strettamente correlato: bisogna redistribuire il valore lungo la filiera in maniera più corretta perché ad oggi i grandi gruppi di distribuzione impongono dei prezzi troppo bassi ai produttori.

 

 Roberto Moncalvo
Viviamo su un territorio con grande tradizione di produzione e ospitalità ed è opportuno sostenere le aziende agricole, anche per evitare che si infiltrino aziende o cooperative di facciata che riescono a sopravvivere con prezzi che sono in realtà impossibili da sostenere. Per esempio, circolava lo scorso anno una cooperativa che proponevano manodopera a 6 euro + Iva l’ora, quando da contratto sindacale per la pianura i prezzi non possono scendere oltre i 15 euro: capite che qualche imprenditore  al quale non viene riconoscuto un prezzo di acquisto giusto, potrebbe essere tentato di utilizzare queste scorciatoie, rischiando così di contribuire, anche se indirettamente, allo sfruttamento del lavoro.

La magistratura interviene nei casi di sfruttamento e noi ci schieriamo per primi quando accadono dei fatti così riprovevoli, ma il tema del valore del prodotto agricolo è sempre centrale.


 

L’emergenza COVID rallenterà gli arrivi di operatori già formati sia dai Paesi dell’Europa dell’Est sia da braccianti africani, bisognerà inoltre far fare la quarantena a coloro che arriveranno sul territorio a lavorare. Come reagite per quanto riguarda il calderone di polemiche politiche che da ogni parte investono il tema?

 

 Roberto Moncalvo
C’è un tema di formazione e adempimenti sulla sicurezza sul lavoro che viene tralasciato in questo momento di strumentalizzazione politica. Noi siamo poco appassionati ai dibattiti, speriamo che il Governo si muova celermente per garantire la presenza di personale in grado di raccogliere la frutta nel nostro territorio.

Questo si traduce nel fornire tutte le specificità tecniche per rendere possibile il lavoro in tempo breve, in quanto la stagione è ormai imminente: per una persona extracomunitaria c’è bisogno magari  di un permesso di soggiorno, per un italiano che magari percepisce la NASPI o il Reddito di Cittadinanza si tratta di pagare tramite voucher. Non si parla di un contratto che farebbe saltare qualsiasi altro ammortizzatore sociale. Nel momento in cui si ferma questa esperienza ci sarebbe un cumulo di reddito, che potrebbe anche evolvere in un rapporto lavorativo più strutturato.
Purtroppo, quando si parla di raccolta della frutta si tende sempre a semplificare, a livello politico. La situazione qui è completamente differente rispetto ad altre parti: c’è bisogno di 11 mila persone per sostenere le aziende agricole, solo qui nel territorio di Cuneo, quindi c’è poco spazio per i dibattiti politici.


 

Vi sentiti supportati dalle istituzioni in questo momento?

 

 Roberto Moncalvo
Stiamo facendo il nostro mestiere e la nostra voce la facciamo sentire sempre. La Regione ha appena erogato un credito legato alla già citata legge 12/2016, una cifra che si aggira attorno ai 97 mila euro per 30 Comuni.

La Regione storicamente è sempre stata quasi assente, a prescindere dal colore politico.
Lo Stato con il Decreto Cura Italia ha cercato di aiutare i lavoratori dipendenti, ma i lavoratori autonomi non hanno ricevuto sostegno
Aspettiamo il Decreto di Aprile (ora Maggio, ndr.). Misure di defiscalizzazione e il 50% del finanziamento a fondo perduto per il modulo abitativo ora come ora è il massimo cui possiamo sperare, per aiutare il nostro comparto e i comparti collaterali al nostro, come l’agriturismo anche per evitare ammortizzatori sociali in futuro.
Il nostro passato insegna che a Saluzzo l’accoglienza è davvero una tradizione, anche e soprattutto per merito delle aziende.


 

Quindi Voi dite che le aziende a volte riescono a muoversi più velocemente ed efficacemente della burocrazia?

 

 Roberto Moncalvo
I produttori della frutta da sempre hanno imparato a cavarsela da soli. Oggi il tema è dare valore alla frutta, gli agricoltori dicono “pagami bene la frutta che all’accoglienza ci penso io” (ridono, ndr.).

 

 

Intervista realizzata il 29/04/2020